Anne Sanciaud-Azanza

Una mano tesa nella penombra, poi un'altra. Poi un'altra ancora. Una mano sinistra, questa volta. La bella mano di un giovane, che la si potrebbe credere calda, nonostante sia di marmo.
Si tratta quindi di due mani dello stesso uomo? L'occhio vaga da una all'altra, all'altra ancora, paragona le diverse modellature. I drappi di una toga da un lato, una nudità muscolare dall'altra. Qual è questo essere del desiderio con le due mani tese, l'una a palmo aperto per attirarci, l'altra, esitante, pronta ad afferrare o ad accarezzare?

Ma ci sono tre mani in quest'immagine! Di chi è la terza? Credo di vederci la mano del fotografo, che, dall'occhio alla mano e dalla mano all'occhio, mi tende una trappola soave. Visto che ha dato vita a quest'uomo ideale di marmo e di mistero, che non è assolutamente lo stesso né un altro rispetto a colui che, in un museo, gli ha teso la mano.

Anne Sanciaud-Azanza