Charles-Henry Favrod

Apprezzo infinitamente la ricerca svolta da Bruno Cattani sul territorio dei Musei dell'antico.

Sarei anche tentato di definirla battuta di caccia, tanto v'infonde energia, foga e anche sensualità. Il risultato sbalordisce. C'é innanzi tutto la presenza fisica del modello, a dispetto della freddezza monumentale del marmo. Come una vibrazione dell'epidermide, un brivido, un sussulto. Si é decisamente molto lontani dalla rappresentazione abituale della statuaria. Molto lontani anche dall'inventario sistematico e museologico. é una libera scelta, sempre dettata dall'emozione, dall'effusione, dall'esultanza. I frammenti che ci restituisce vengono presentati con un sguardo amorevole, che ci trasforma in complici un po' voyeur.

Ricordo soprattutto il trittico dei visi. Si parte dallo schizzo delle vestigia per passare a non so quale decomposizione dell'effige e arrivare infine alla faccia più enigmatica che non completa e sovrana. È un unico ritratto in tre fasi che testimonia la sopravvivenza di un tempo ridotto a pezzi, la cui bellezza emerge come un riflesso. Ci voglio vedere il mito di Narciso che ha abolito la fotografia rendendo durevole l'immagine dello specchio.


Charles-Henry Favrod