Dott.ssa Maria Giuseppina Fagandini

Fotografare i sogni dei bambini

"Le prime tracce dell'attività poetica dell'uomo sono nel gioco del bambino . Il bambino impegnato nel gioco si comporta come un poeta : si costruisce un proprio mondo, o meglio, dà a suo piacere un nuovo assetto alle cose del suo mondo." - Freud “Il poeta e la fantasia”

Le fotografie di Bruno Cattani ci fanno entrare nella poesia del mondo dei bambini; i bambini sanno trasformare il mondo, partendo da piccole cose, da oggetti che, mentre i bambini giocano, diventano altro, assumono nuovi significati e prendono vita . Questa magia accade in ogni luogo dov'è un bambino che gioca, in casa, nel nido, nella scuola dell'infanzia, nella stanza di psicoterapia infantile e accade da sempre, in ogni tempo, come testimoniano i giocattoli nelle tombe egizie di migliaia di anni fa, fino all'età contemporanea dell'industria dei giocattoli e dei personaggi dei cartoons. Cattani è riuscito a cogliere gli oggetti-giocattolo dopo che sono stati trasformati dal gioco dei bambini. I giocattoli in sé, se non sono stati usati, giocati, non hanno vita, sono tutti uguali, sono oggetti concreti, ma se un bambino li ha toccati, amati, sbattuti, trasformati, vivono; i segni delle emozioni, delle fantasie che hanno rappresentato nel gioco e che il bambini hanno vissuto attraverso di loro, lasciano una traccia, che si vede e che si “sente”, nel colore, nella forma, nella posizione in cui sono rimasti. E' questa la poesia della fotografia di Cattani, perchè coglie e rende visibile l'incantesimo di queste tracce . Sono tracce di piacere, di gioia, di avventura, di coraggio, ma anche di paura, di tristezza, di angoscia.

Tra i giocattoli alcuni sono particolarmente preziosi per i bambini : la foto del piccolo orsetto bianco, tenero e triste, molto “vissuto” mi ha ricordato le parole di una bimba che racconta l' amore per il suo orsetto Dodo... un grande amore che solo i bambini conoscono, l'amore per l'”oggetto transizionale “ :

…..Il mio orsetto Dodo vuole tutti i giochi, dice :”Dammi dammi!” Perchè li vuole tutti lui, poi mi guasta la torre, e io lo sgrido, ma solo un po' perchè poi diventa triste e si mette il dito in bocca come l'Elisa. Gli voglio tanto bene e lui vuole bene a me !
Alessia 32 mesi

L'oggetto transizionale è sempre esistito, ma Winnicott, pediatra e psicoanalista, ha rivelato l' importanza che ha per lo sviluppo dei bambini e gli ha dato il nome di oggetto transizionale per spiegarne il significato. Il primo mondo che il neonato scopre è la madre. Tutto il rapporto del bambino con la realtà è l'effetto della scoperta e del riconoscimento della madre e di sé stesso; è in quest'area che nasce il “giocare”. Il primo giocattolo è l'oggetto transizionale : un pezzo di qualcosa di inanimato, un pezzo di copertina di lana, un lembo di sciarpa di seta, l'angolo di un lenzuolino, un orsetto di peluche . Il bambino lo vuole sempre con sé, lo stringe, lo succhia, lo sciupa, lo deforma, fino a renderlo irriconoscibile; irriconoscibile per tutti tranne che per sè, perchè è diventato suo, è la sua mamma e sé stesso insieme, è il suo primo vero giocattolo.

Quando la mamma non è presente, ma è mantenuta viva nella relazione con l'oggetto transizionale, il bambino giocando costruisce il proprio spazio, che non è lo spazio della separazione, né della fusione con la madre , ma quello spazio fisico e mentale in cui trova risposta la domanda che Alice formulò all'inizio del suo viaggio chiedendosi : “Chi sono io?”.

Quel piccolo oggetto è lì per ristabilire la continuità minacciata, conforta il bambino evocando nella sua morbidezza, nel suo odore, il senso di protezione che originariamente gli derivava dall'essere tutt'uno con la madre. Il bambino è solo ma non si sente solo, impara ad esistere senza la madre, costruisce la propria identità. L'oggetto transizionale, come ogni giocattolo che poi verrà, è un'illusione ma è anche qualcosa di reale, è la possibilità di realizzare l'illusione, di rendere reale il desiderio, il sogno. L'identità del bambino si costruisce tra la realtà e il sogno, attraverso il desiderio, giocando.

Nel gioco i bambini riproducono simbolicamente fantasie, paure, desideri, esperienze, e nel farlo si servono dello stesso linguaggio e della stessa forma di espressione arcaica e filogeneticamente acquisita che ci è ben nota nei sogni. Il gioco del bambino si può assimilare al sogno dell'adulto. Le fantasie consce e inconsce del bambino e le sue rappresentazioni mentali trovano nel gioco la loro messa in scena, così come il sogno è la messa in scena della fantasia inconscia dell'adulto. “ Noi possiamo capire completamente ciò che i bambini esprimono con il gioco se lo affrontiamo col metodo elaborato da Freud per svelare i sogni" (M. Klein) . Lo strumento essenziale per la psicoterapia infantile è il gioco, mentre la psicoanalisi degli adulti è fondata sui sogni..

Si pensa che sia impossibile fotografare i sogni, Cattani riesce a fotografare i sogni dei bambini . La fotografia della carrozzina con la bambola è la fotografia di un sogno: il sogno della bambina o del bambino che ha giocato con quella carrozzina e quella bambola immaginando di essere il bimbo “piccolo” nella carrozzina e, contemporaneamente, seduto, diventa “grande” come la mamma che guida la carrozzina. I sogni infatti non seguono la logica del prima e del dopo, riescono a rappresentare in una sola immagine elementi contrastanti, addirittura opposti, l'essere piccolo e voler diventare grande.

La fotografia che mi è parsa più “sognante” raffigura il giocattolo-balena.

Ma per parlare della balena, dobbiamo accennare al concetto di inconscio collettivo (Jung). Secondo la psicoanalisi esiste l'inconscio personale che contiene emozioni, pulsioni, memorie rimosse a forte tonalità affettiva ed esiste un inconscio trans-personale, collettivo, comune a tutti gli uomini e le donne di una medesima cultura e, per alcuni aspetti, di ogni cultura.

L' "inconscio collettivo" è costituito dagli 'archetipi', forme di funzionamento della psiche profonda che hanno una vita immutabile nel tempo, vengono ereditati geneticamente ed influenzano notevolmente il concreto operare dell'uomo.

I giochi dei bambini e le fiabe sono il “regno” degli archetipi e la balena è un archetipo. Già nella Bibbia il profeta Giona viene inghiottito e protetto da una balena nel suo enorme ventre ; Pinocchio passa attraverso varie fasi e il suo discendere verso stadi inconsci è progressivo, prima il viaggio nel paese dei Balocchi (i giocattoli ), poi l'essere inghiottito, immerso nel ventre della balena, che è la dimora sicura del povero Geppetto, suo padre . L'immersione è la regressione, il ritorno al ventre materno, ma anche la paura dell'essere inghiottito, riportato indietro. La balena fotografata da Cattani sembra dondolarsi dolcemente sullo sfondo di un mare/cielo lontano come la nostalgia della vita prenatale. Ma c'è un'altra fotografia sognante che unisce la balena (l'essere dentro alla madre) con l'aereo che, guidato da un coraggioso e forte pilota, può volare nel cielo, far crescere, essere libero e forte. Volare è un altro archetipo, rappresenta il superare ogni limite. Nel gioco i bambini oscillano continuamente tra ritornare piccolo ed essere protetto e diventare grande, libero e forte. Nella fotografia della balena e dell'aereo che giocano insieme, questa “oscillazione” è rappresentata magicamente.

I giocattoli rappresentano spesso i personaggi delle fiabe, antiche e contemporanee. I bambini rappresentano e inventano nuove fiabe giocando. Il bambino che si immerge nella fiaba sa, anche se in modo non chiaro e consapevole. che è una storia che lo riguarda, che è la storia della sua psiche, con tutti i conflitti interni di cui spesso egli si sente in balia.

La fotografia della marionetta del Gatto con gli stivali, inquietante, minaccioso e seducente, ci avvicina alla fiaba il cui protagonista è un animale personificato; guardando quell'immagine proviamo l'inquietudine del travestimento e della trasformazione, che spesso si incontra nei sogni e che i bambini usano sempre nei loro giochi.

Giocando il bambino utilizza oggetti del mondo esterno e li usa in modo simbolico per rappresentare e comprendere ciò che vive nel suo mondo interno. Tutto questo avviene sempre, spontaneamente nel gioco libero di tutti i bambini, in ogni tempo. In questo senso non c'è differenza tra i giocattoli antichi e i giocattoli contemporanei. Nelle fotografie di Cattani che ne colgono il significato simbolico del sogno, tutti i giocattoli ci affascinano, ci appaiono misteriosi, narrano una storia, anche i Puffi, i Barba papà, le Barbie e ognuno ci racconta una storia diversa.

Il piccolo Puffo con le corna da ariete e l'espressione “terribile” esprime tutta l'onnipotenza dei bambini quando vogliono sentirsi invulnerabili e conquistare il mondo . Utilizzo le parole di un bambino immaginando che abbia giocato con quel Puffo :

“Io ci do un pugno sul naso ai cattivi, i cattivi sono quelli che c’hanno la spada e poi io combatto con i cattivi, io li butto a terra facendo una lotta, lo calcio e io gli do' le cornate .”
F. anni 4,5

Sono sempre piccoli i giocattoli più minacciosi, i Gormiti, i Transformer, le rappresentazioni dei protagonisti dei cartoons, i piccoli mostri con le armi più tremende; sono piccoli perchè il bambino, per quanto sia piccolo, li possa manipolare, dominare, lanciare, “distruggere” e far rivivere.

Il giocattolo rappresenta il mondo che il bambino vuole conquistare e con il quale si misura (infatti è forte l'impulso a cercare di smontarlo per vedere com'è fatto, a distruggerlo e a ricostruirlo); ma è anche una proiezione , un prolungamento della sua esperienza quotidiana in famiglia, con gli amici. La bambina sgrida la sua bambola con le stesse parole con cui è stata sgridata dalla madre, per scaricare su di lei ogni senso di colpa, oppure la coccola e la vezzeggia per esprimere il suo bisogno di affetto.

L'istinto di vita e l'istinto di morte si incontrano continuamente nei giocattoli fotografati; la Barbie amputata di un braccio può rappresentare l'amica invidiosa, la mamma cattiva; le Barbie svestite, rivestite, incapsulate nei sacchetti trasparenti sembrano tante diverse identità femminili che i bambini e le bambine rappresentano nel gioco, fino alla Barbie con le labbra al silicone, che ci riporta all'immagine inquietante delle matrigne presenti in ogni fiaba, le matrigne che sostituiscono la mamma morta e abbandonano i bambini nel bosco.

Il giocattolo rappresenta dunque per il bambino un mezzo per esprimersi, per rappresentare i propri drammi. Attraverso il gioco il bambino impara a dominare e padroneggiare non solo il mondo esterno, ma domina e media l'angoscia del suo mondo interno, elaborando conflitti e fantasie.

L'incontro tra il mondo esterno e il mondo interno è spesso il bosco, la foresta, abitata da animali selvaggi e misteriosi.

Le fotografie degli elefanti, delle giraffe, degli animali selvaggi nella piccola “foresta” del giardino fanno immaginare bambini esploratori coraggiosi. Inventare storie di avventura con i giocattoli è naturale; la storia non è che il prolungamento, uno sviluppo, un'esplosione del giocattolo.

Ancora le parole dei bambini :

“...mi piace le storie che parlano di tigri, di giraffe, di rinoceronti, il mondo degli orsi, dei fenicotteri e le storie di paura“
M. anni. 4,11

“ ...a me mi piace la storia degli elefanti, le storie di animali della savana dell’Africa, del mondo dei dinosauri, di Piedino, della Valle Incantata, dei cervi,il mondo dei topi”
M. anni 4,5

Nel mondo dei giocattoli appaiono degli orsi di pelo o di pezza, cani di gomma, cavalli di legno, unicorni, dinosauri e ogni altro tipo di animale . Ognuno di essi assolve a una funzione affettiva, ma per spiegare del tutto il rapporto tra il bambino e l'animale-giocattolo bisogna risalire ai tempi lontani, nelle profondità del totemismo. Il primo rapporto dell'uomo con gli animali è stato di natura magica . Anche il bambino, nel suo sviluppo rivive qualcosa del totem che conserva, ad esempio, il dinosauro di plastica.

“ …..A me piace fare le storie con gli orsi, i lupi, di streghe, di stregoni e di giganti perché sono storie per grandi e a me mi piacciono molto perché sono per grandi e più imparo storie per grandi e più divento grande”
F. anni 4,10

Anche l'orsacchiotto di pelo rivive qualcosa del totem che conserva, e diventato adulto il bambino non dimenticherà del tutto il paziente animale, che continuerà a scaldarsi dentro di lui come un letto caldo.


Winnicott ci ricorda che il gioco va in scena nella realtà esterna, trasforma il pensiero privato in azione; non appena il bambino mostra questa parte nascosta di sè stesso e la condivide, la agisce, si sente molto più a suo agio nel mondo. Il gioco per il bambino non è passatempo spensierato, ma il lavoro fondamentale attraverso cui crescere ed alimentare il pensiero simbolico, lo spazio mentale.

Il giocattolo, il giocare, rappresenta la transizione tra il desiderio e la realtà, ne garantisce la possibilità. Il processo di transizione si gioca sul limite, un margine segreto e individuale dove si sperimenta una solitudine non pericolosa, non minacciante, un luogo in cui ognuno di noi è totale padrone di sé stesso, vive nella libertà e nel mistero, da solo o in compagnia di qualcuno, è la matrice della produzione della mente umana, della cultura e dell'arte.

Le fotografie di Cattani ci permettono di vedere, sentire il “segno” del sogno, il segno della vita più profonda negli oggetti preziosi ai bambini, quindi preziosi a ognuno di noi. GRAZIE

“L'eternità è un bambino che gioca, muovendo i pezzi sulla scacchiera : di un fanciullo è il regno“ - Eraclito