Pier Andrea Canei

«Andavo a Pasqua, nei giardini pubblici della mia Reggio Emilia, e subito diventavo un piccolo cavaliere, in groppa al destriero…oppure un super pilota, lanciato ai comandi di un’improbabile bolide: sperando che qui minuti sempre troppo brevi non terminassero mai. Con un senso di magia che oggi vedo riflesso negli occhi dei miei figli, incantati tra suoni e colori...» Bruno Cattani, classe 1964 e fotografo dal 1982, ricorda così un imprinting con quei soggetti che col tempo sono diventati un filone del suo lavoro (che tra le altre cose lo ha portato a ricerche per conto di grandi Musei come il Louvre parigino, il Pergamon di Berlino, l’Istituto Centrale per la Grafica a Roma). Sul suo sito web (brunocattani.it) se ne trova un’intera sezione, denominata «Carousel». Un grande progetto, inaugurato nel 2017 come mostra presso la galleria fotografica VisionQuest di Genova; ma che in realtà affonda le radici in quelle memorie, tra parchi giochi d’infanzia.
«C’è sempre una prima volta dove scatta il fulmine, e dove scatti la prima foto: per me la prima è stata a Parigi, uscendo dal Museo di storia naturale, mi sono imbattuto in quel fiabesco carosello a tema, una meraviglia di animali… Da lì mi sono immerso in un mondo parallelo, e circolare. Strutture itineranti, i carousel si possono trovare ovunque nel mondo, ed è questa la loro magia: sono come portali rotanti, che trasportano i loro passeggeri in altri tempi e altri luoghi». Se Parigi è la capitale di queste attrazioni (menzione speciale per la giostra del Parc Monceau che sembra il Nautilus di Jules Verne), che si trovino a Rimini o Miami nelle immagini di Cattani vengono trattati analogamente: i colori delle giostre si fanno più nitidi e vibranti; mentre lo spazio intorno, volutamente sovraesposto,si fa stilizzato, quasi indistinto. «Cerco così di restituire tutto quello che per me rappresentano i Carousel: il trasporto del desiderio, la gioia del gioco, l’estraniamento dalla realtà, l’eterno movimento della vita e la rassicurante, trasognata bellezza che sanno regalare a qualsiasi contesto urbano. Io stesso, come fotografo, giro sempre intorno a un’idea di memoria; ecco, queste giostre ne sono l’apoteosi. In ognuno di essi c’è la storia di un bambino che fa un’esperienza destinata a smuovere qualcosa dentro di lui». O di un adulto che torna bambino, sognando, di giro in giro.