Robert Pujade

Il colloquio del silenzio
(A proposito delle fotografie di Bruno Cattani) Mai nessun fotografo come Bruno Cattani, si è interessato a ciò che gli storici e i critici hanno chiamato la vita dell'arte, a questa modalità propria che le opere hanno di comunicare in modo tacito e semplicemente con la loro sola presenza in luoghi a loro riservati.

In un primo approccio con la pellicola ad infrarossi, Bruno Cattani aveva progettato una luce sottile sulla coppia indissociabile formata dall'oggetto d'arte e dallo sguardo dei visitatori, che rivela anche onde di luce strane nell'andirivieni della contemplazione. La luce che portava allora sull'atto della visita costituiva un approccio fotografico autonomo del fenomeno dell'arte.
La sua ricerca attuale si applica all'espressione delle stesse opere d'arte, alla potenza che è loro propria di sprigionare un significato a partire dalla loro sola prestanza. Coinvolge dunque, con un'andatura creativa, il solo sguardo del fotografo che si evolve negli spazi della conservazione. Collegandosi più particolarmente al mondo della scultura, Bruno Cattani mette in evidenza un aspetto della conoscenza delle opere d'arte al quale non aveva mai pensato, e che soltanto la fotografia poteva captare: il loro comportamento, ovvero l'attitudine della loro apparenza a indurre delle reazioni dopo essere state contemplate.
Nel corso delle sue visite nei musei di statue antiche, il fotografo sorprende gesti, posizioni e posture che appaiono nella pietra intagliata. Questa sorpresa si traduce in doppio atto di mira che combina contemporaneamente l'osservazione e l'ammirazione. Quindi, per la disposizione particolare di uno sguardo fotografico, si apre il mondo strano delle statue, un mondo di silenzio dove i sorrisi, la mimica e la contorsione dei corpi sono sistemi ordinari di uno scambio di vista in tête à tête curiosi.
Una tale attenzione visiva declina tutti gli aspetti per cui le immagini di Bruno Cattani si distinguono dalla pratica della fotografia applicata alla storia dell'arte. A cominciare dall'uso del sistema Polaroid a sviluppo istantaneo che gli fornisce dei piccoli formati quadrati, che delimitano in maniera casuale le forme che ha ripreso, e che gli permettono di valutare sul campo la conformità della prova con l'emozione appena provata.
Le riprese portano dei frammenti di statue o dei gruppi di statuette che sono poi disposti su scene, a due o a tre, in modo da essere letti le une nei confronti delle altre, o anche in sequenza come in un cartone animato. Inoltre, per un gioco d'inquadramento, le spalle atletiche di un efebo cadono sotto lo sguardo interessato di una naiade ancheggiante in maniera sfacciata; tre teste di donne, diversamente restaurate in funzione del numero dei pezzi ritrovati negli scavi, sono allineate come se si trattasse di diversi momenti della stessa scultura.
Si coglie al volo immediatamente che questa classificazione d'immagini non è pedagogica, che non corrisponde ad un'intenzione di paragone tra gli stili o le suole artistiche, ma che si tratta di una scelta estetica, in cui le figure si rispondono e sembrano soltanto posare per rimandare l'impressione che hanno trasmesso al fotografo.
I busti di Apollo, le Afroditi pudiche, non sono altro che rappresentazioni dell'antichità: se non si distinguerà, come nelle fotografie realizzate dai celebri Alinari-Giraudon o Boudot-Lamotte, il dettaglio delle anfrattuosità e delle ombre, della grana delle pietre e della sua luce, che fornisce uno a uno tutti i parametri del lavoro di un maestro. Espongono certe bizzarrie dell'atteggiamento degli uomini, fanno un cenno in direzione delle nostre passioni o dei nostri sentimenti, e il ricordo che abbiamo della loro forma intera, con l'intervento di cliché antichi e accademici, gioca il ruolo del figurante. D'altra parte, le fotografie di Bruno Cattani portano una retorica nuova del frammento: le parti delle opere non vengono utilizzate per darci un'idea più precisa della struttura d'insieme delle sculture, ne per far valere uno stile qualsiasi, ma per fornire il soggetto di un dialogo tra il fotografo e il suo mondo. Su un'illustrazione, ad esempio, due grosse palme di mani, l'una raggrinzita e autoritaria che proviene dall'antichità e l'altra più sottile scolpita dal Bernini, rappresentano gli interlocutori di un dialogo impossibile tra la forza e l'amore. A volte, è con il proprio stile, con il gioco di inquadrature e di luci, che il fotografo produce una tensione drammatica, come in questa giustapposizione di due fotografie della stessa testa di bimbo che esprimono ora la sottomissione, ora il trionfo.
Soltanto la fotografia poteva cogliere le apparizioni furtive in queste espressioni diverse, sfuggite dal sonno delle opere, perché anch'ella è soggettiva. In una composizione ammirevole, Bruno Cattani le ha ordinate in un concerto estetico, realizzando un vero e proprio "colloquio del silenzio", dove tutto ciò che viene scambiato mantiene la propria origine della parte vivente dell'arte.

Robert Pujade
Professore di filosofia, Dottore in Lettere
Con cattedra all'Université di Aix-Marseille
Animatore degli Incontri di Arles