Robert Pujade

Luce sulla Visita
A proposito delle fotografie di Bruno Cattani
I musei, le vestigia e le antichità che Bruno Cattani esplora nelle sue fotografie sono spazi di per sé votati a essere guardati.

Il suo spirito di approccio creativo però si distingue dal ruolo che la fotografia ha potuto avere nell'elaborazione di un Museo Immaginario, come lo intendeva André Malraux. Non si sofferma infatti a mostrare i dettagli delle opere d'arte o a farne l'inventario, ma vuole riprendere l'insieme indissolubile formato dall'oggetto d'arte e dallo sguardo visitatore che loo rappresenta.
Ogni immagine registra nel proprio campo visivo la modifica subita dall'opera d'arte a contatto con il corpo che lo guarda. In un viale delle Terme di Costantino ad Arles, come pure in una sala della Galleria Nazionale di Vienna, le vecchie pietre o i dipinti sembrano percorsi da una luce strana, come se provenisse dall'impeto contemplativo dello spettatore.
Benché possa sembrare impossibile, Bruno Cattani fotografa meno i luoghi espositivi privilegiando la "visita" degli stessi, che esistono soltanto per essere visti. Oltre a evocare quei "bei posti" che tutti devono avere visto almeno una volta nella vita, le sue immagini rivelano nuovi spazi nati dalla semplice frequentazione dei siti. L'originalità di questo approccio rispetta la natura stessa dello spettacolo che si realizza: è il desiderio di vedere l'arte o la storia ufficiali investire l'oggetto, sorpreso dalla fotografia.

Ne risultano immagini fantastiche,percorse da fantasmi di ombre e di luci che prolungano o ridisegnano le sculture o gli edifici visitati. Negli Alyscamps di Arles, la forma di un passante si fonde con i personaggi di una storia biblica incisa su una pietra tombale; nel museo degli antichi, la testa dei visitatori s'inserisce in una collezione di busti romani.
L'obiettivo coglie ciò che deve essere richiamato delle zone erogene dello sguardo del pubblico poiché congiunge, nello stesso impeto visivo, il luogo da vedere con il sito che si guarda.
A Venezia, a Roma oppure ad Arles, i monumenti sono ricomposti dalla curiosità pubblica che si manifesta nell'immagine sotto forma di chiarezza penetrante e diffusa.
Per arrivare a questa particolare visione, dove l'atto del guardare e la cosa da vedere si confondono in una sola materia spettacolare, Bruno Cattani ha impiegato la pellicola a infrarossi, sensibile al calore, e proprio per questo adatta a cogliere il calore dei corpi vedenti che si muovono all'interno delle esposizioni.
La splendida confusione provocata da questo particolare procedimento tecnico consente giochi di trasparenze che conferiscono lo stesso tipo di presenza alle pietre monumentali di Arles e all'erbaccia che spunta qua e là. In questa trasparenza, dove il fotografo dirige il proprio sguardo, l'appassionato d'arte è attraversato da flussi luminosi che lo rendono ancora più irreale delle bellezze che sta ammirando. A Reggio Emilia, per esempio, una statua di bronzo ha un portamento più sicuro e più vivo della vecchia signora che la osserva di traverso. E ovunque l'arte sia esposta, si vede lo spettatore perdere la sua sostanza, come se si dissolvesse nel gesto rituale della contemplazione.

L'atmosfera che si crea rivela una vittoria della fotografia sull'arte. Bruno Cattani infatti non si accontenta di proporre immagine di sorprendente bellezza, ma riflette anche il nostro modo di consumare l'arte ricorrendo al punto di vita di un deus ex machina, esperto nell'arte di evidenziare il collegamento invisibile, ma fisso, che unisce gli idoli dell'arte e lo sguardo degli appassionati. Solo la fotografia poteva portare questa nuova visione dei luoghi e degli oggetti del passato. Con un controllo e una conoscenza perfetti delle capacità veggenti dell'immagine, Bruno Cattani celebra la trasfigurazione dei paesaggi culturali mettendoli in scena sotto una luce mai vista: quella del senso della visita.


Robert Pujade
Professore di Filosofia
Ordinario all'Università di Aix-Marsiglia
Animatore degli Incontri di Arles