Walter Guadagnini

"Il tempo, grande scultore", recitava il titolo d'una raccolta di saggi di Marguerite Yourcenar: così, Bruno Cattani si accosta alle opere racchiuse in diversi musei con lo sguardo disposto a cogliere un doppio scorrere del tempo, quello della scultura e quello della fotografia.

Tempi immobilizzati, in apparenza, in realtà continuamente sottoposti a una rielaborazione concettuale e visiva che non può mai considerarsi conclusa, poiché tanto l'opera d'arte (o il manufatto votivo divenuto, col passare degli anni, oggetto degno di considerazione estetica oltre che antropologica) quanto la fotografia vivono dentro un flusso di tempo inarrestabile, determinato anzitutto dalla volontà di chi guarda, e di chi scatta. Erede d'una tradizione di fotografia di documentazione artistica che si trasforma in pura interpretazione soggettiva, Cattani crea l'immagine a partire dai rapporti tra la figura e lo spazio nel quale essa vive: figura a pieno titolo, dunque, non solo scultura ma personaggio, attore di una mise en scene che il fotografo trova già allestita e alla quale aggiunge un ulteriore spazio, quello dell'inquadratura. Fotografia d'opera d'arte che diviene a sua volta opera, destinata all'esposizione negli stessi luoghi, o in luoghi analoghi, a quelli che l'hanno vista nascere, che le hanno fornito la materia prima; non un paradosso, ma una naturale estensione, ancora una volta, del tempo, da quello passato al futuro che, idealmente, rappresenta un museo d'arte contemporanea come la Galleria Civica di Modena.


Walter Guadagnini